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Luigi Dallapiccola, un anniversario da non dimenticare

Coro a progetto canta Dallapiccola, dirige Andrea Mistaro

Preceduto da alcuni eventi didattici tenuti a Trieste ed in Istria da Andrea Mistaro nel 2025 (Seminario “Luigi Dallapiccola, un anniversario dimenticato?”, 7 dicembre u.s. presso la Casa della Musica di Trieste; lezione “Luigi Dallapiccola: un compositore istriano tra neomadrigalismo e dodecafonia”, 19 marzo u.s. presso la Scuola Media Superiore Italiana “Leonardo Da Vinci” di Buie d’Istria ad uso degli allievi della scuola), l’evento di commemorazione del 50° anniversario della scomparsa del compositore istriano entra nel vivo della sua musica con le attività previste ad inizio giugno:

- Conferenza “Luigi Dallapiccola e il Novecento – fra musica e impegno civile”: Lunedì 1 giugno alle ore 16:00 nella sede del Museo Schmidl di Trieste, nel cartellone dei “Lunedì dello Schmidl” il M.° Mario Ruffini, musicologo, direttore d’orchestra, compositore, maggiore biografo di Luigi Dallapiccola e presidente del Centro Studi Dallapiccola di Firenze) terrà la conferenza dal titolo in oggetto, in cui verranno illustrate la figura e le opere del compositore, e con l’occasione presenterà la seconda edizione del suo recente libro “L’opera di Luigi Dallapiccola - catalogo ragionato” (SZ Sugar, 2025).

- Concerto corale e strumentale (con brevi interventi musicologici di commento al repertorio eseguito) dedicato alla produzione pre-dodecafonica di Luigi Dallapiccola, in due repliche: 

- Lunedì 1 giugno, ore 20.45 in Istria (Croazia), presso la Sala dei concerti del Castello di Grisignana;

- Martedì 2 giugno, ore 18:00 a Trieste, nella splendida cornice di Villa Brigido, una villa di fine ‘700 restaurata nel 2003 e recentemente aperta alle attività concertistiche.

- Proposta di intitolazione di una via cittadina a Luigi Dallapiccola e a sua moglie (la triestina Laura Luzzatto Coen), che verrà avanzata al Comune di Trieste da una “cordata” di enti e associazioni triestine, capitanata dal Presidente del Centro Studi Luigi Dallapiccola di Firenze.

La scelta dei luoghi di provenienza degli interpreti non è casuale, ma intende ricostruire simbolicamente i diversi “luoghi” di Luigi Dallapiccola: se la maggior parte della compagine è triestina (la città dove Dallapiccola ha studiato con Antonio Illersberg), il pianista Ivan Bošnjak viene dall’Istria croata (la terra natale del compositore); elementi del Coro T di Trento rappresentano i luoghi della famiglia di origine del compositore; il biografo Mario Ruffini rappresenta Firenze, la città di elezione di Dallapiccola negli anni della maturità.

La manifestazione complessiva è un mosaico di diverse attività svolte da diversi enti in collaborazione: 

- L’Accademia Ars Nova di Trieste, con il contributo del Consiglio Regionale della Regione FVG (concerto a Trieste); 

- Il Museo Teatrale Carlo Schmidl, l’Unione Società Corali Italiane di Trieste e il Centro Studi Dallapiccola di Firenze (conferenza del M.° Ruffini);

- L’Associazione Concertistica “Gramophone” (Croazia) e l’Associazione Culturale “Nuovo Accordo – Musica del novecento” – APS con il sostegno di USCI FVG e del Comune di Grožnjan/Grisignana (concerto a Grisignana).

Gli eventi si svolgono con il patrocinio morale dell’IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) di Trieste.

Il programma del concerto ha come focus gli esempi più significativi dell’evoluzione del linguaggio musicale di Dallapiccola dei primi periodi, a partire dal linguaggio neomadrigalistico degli esordi, (“Estate” e le composizioni inedite) fino ai primi esempi di – ancora moderato – avvicinamento al linguaggio dodecafonico. Il programma propone quindi un itinerario tra i primi pezzi, legati all’ambito istriano (dal ciclo “Dalla mia terra”) o triestino (la città dove Dallapiccola studiò sotto la guida di Antonio Illersberg, e che vide la prima esecuzione dei fondamentali – oltre che divertentissimi da cantare ed ascoltare – “Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane – prima serie”, che secondo i musicologi rappresentano il punto cruciale dell’evoluzione linguistica del compositore. 

Alle composizioni per coro (strumento particolarmente caro al compositore già a partire dagli esordi, cruciale nello sviluppo del suo linguaggio e fortemente caratterizzante il periodo compositivo in cui viveva nelle nostre zone) verranno alternate alcune composizioni strumentali, alcune delle quali anch’esse legate alla terra natale nel riferimento al grande violinista e compositore piranese Giuseppe Tartini.

Le due composizioni inedite (Per la sera della Befana per coro di ragazzi o coro femminile, pianoforte a4 mani e xilofono, tratto dalla raccolta “Dalla mia terra” (1928), e Frammento del Kalevala (1930), tratto da “Due liriche del Kalevala”) sono le uniche composizioni giovanili inedite di Dallapiccola a poter essere eseguite senza violare il “veto” predisposto dal compositore per questa parte della sua produzione: entrambi i pezzi sono infatti rispettivamente apparsi, con il consenso dell’autore, sulle riviste “Agorà” (1946), e “Revue internationalede Musique” di Bruxelles (marzo 1938) a scopo di studio. Le uniche registrazioni esistenti delle due composizioni sono state registrate nel 2005 dalla Corale Nuovo Accordo (direttore Andrea Mistaro) per la sede RAI di Trieste. 

Estate”, per coro di uomini (1932), su testo di Alceo, rappresenta un perfetto esempio di neomadrigalismo italiano degli anni ‘30.

I “Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane” costituiscono, secondo i critici, un punto nevralgico della produzione del compositore; ad essi infatti “risalgono i primi segni di corruzione cromatica delle fibre modali” [Lanza, “Il secondo Novecento”, vol. 12 di “Storia della Musica”, EDT]. Verrà proposta integralmente la Prima Serie, (1932-33), scritta per coro a cappella su testi ironici e spigliati, come si può intuire già dai rispettivi titoli (Il coro delle malmaritate e Il coro dei malammogliati). Degno di rilevanza, al fine di sottolineare il legame di Dallapiccola con il territorio, è il fatto che la prima esecuzione di questo lavoro avvenne a Trieste, nella Stagione della Società dei Concerti, il 13 dicembre del 1937, ad opera del Coro del Dopolavoro Aziendale ACEGAT, diretto da Antonio Illersberg (insegnante di Dallapiccola a Trieste, e il primo ad introdurlo alla musica del Novecento). Del dittico che compone la Terza Serie (1933-36), concepita per coro e grande orchestra sinfonica e raramente eseguita (l’unica registrazione disponibile risale al 1965), verrà eseguito il primo pezzo, Il coro degli zitti (Ciaccona), nella trascrizione per coro e pianoforte curata da Andrea Mistaro appositamente per questo concerto. È interessante notare come nei pochi anni che distanziano le due Serie, muta radicalmente sia il linguaggio musicale (che si fa molto più avanzato e dissonante: “per la prima volta l’armonia si avvicina consapevolmente al totale cromatico dei dodici suoni” [M. Ruffini]) che il clima espressivo: “spettrale, livido. Nulla più vi si trova della popolana scherzevole bonarietà delle malmaritate e dei malammogliati” [L.Dallapiccola]; il compositore pare aver compreso il mutato clima socio-politico dell’epoca, che di lì a poco porterà alla proclamazione dell’Impero, all’adozione delle leggi razziali e alla seconda guerra mondiale.

I “Due studi” (1946-47) rappresentano iconicamente, in questo concerto, il linguaggio dodecafonico della prima maturità del compositore. I due contrastanti movimenti che compongono questo lavoro (un continuo pianissimo il primo movimento, un continuo fortissimo il secondo) sono ispirati a due dipinti di Piero della Francesca tratti dal ciclo di affreschi “Storie della vera Croce”. 

La “Tartiniana Seconda”, scritta durante il secondo soggiorno di Dallapiccola negli Stati Uniti (paese che per primo comprende la sua genialità), è frutto della lontananza ma anche del legame con la terra natìa, rappresentato dal compositore e violinista piranese Giuseppe Tartini (1692-1770). Composta nel 1956, in piena maturità dodecafonica, rappresenta uno dei pochi “ritorni alla tonalità” del compositore (che parlerà di quest’opera come un lavoro di “traduzione”), e scaturisce dalla “necessità di cantare la propria terra non più nella circoscritta letteratura popolare o dialettale con cui la cantava nei suoi anni di apprendistato; consapevolezza della propria maturità artistica; (…); l’aspirazione ad associare il proprio nome a quello di Tartini, nella grande storia musicale istriana (…). Quello di Dallapiccola è un vero “amor di patria”, poiché per tutta la sua vita, in modi diversificati, canta la propria terra” [M. Ruffini].

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